Il torchio

L’acquisto e il restauro del nostro vecchio torchio da parte dell’Ente Pubblico si inserisce in una serie di analoghe iniziative nate un po’ ovunque, non solo nel nostro Cantone. Pensiamo ai vari musei regionali, per esempio.
Nulla del genere finora, se non andiamo errati, nella nostra regione; che pure, in quanto a passato agricolo, on ha niente da invidiare a nessun’altra. Anche se da noi i mutamenti economici (e quindi sociali) degli ultimi decenni sono stati tanto rapidi e radicali da far scomparire completamente, nel giro di trent’anni ciò che ancora sussisteva (e non era poco) della tradizionale attività agricola.
Tra i numerosi relitti, stalle e fienili vuoti, selve e alpeggi abbandonati, c’é questo torchio, enorme, ingombrante, inquietante simbolo di un modo di produzione e di un mondo ormai definitivamente superati. Il complesso restaurato, che comprende due piccoli stabili contigui, il primo dese del torchio e l’altro riservato a esposizioni temporanee si propone come nuovo punto di riferimento culturale, in grado , si spera, di suscitare curiosità e coscienza storica e soprattutto di stimolare la ricerca sul nostro passato di piccoli contadini, artigiani, emigranti.
Le pagine che seguono non pretendono di essere altro che una brevissima introduzione ad alcuni aspetti di civiltà materiale in qualche modo connessi con l’uso del torchio, oltre che una guida al funzionamento dello stesso congegno.
Uno studio esaustivo condotto con gli strumenti di cui dispone attualmente la storiografia é tutto da fare. Potrebbe essere questa l’occasione buona.

Il noce

Il noce comune (Juglans regia) é un albero molto longevo (100-200 anni), alto anche venti metri e più e con ampia chioma. Predilige terreni freschi, a sufficiente contenuto in calcare o subacidi a facile scolo. Perciò dà buoni risultati in regioni collinari senza marcate escursioni termiche. Può venir riprodotto per seme, ma poiché le piante così ottenute presentano caratteri di selvatico e impiegano maggior numero di anni per fruttificare, é sempre meglio innestarle.
La produzione dei frutti inizia, al più presto, al sesto anno di vita, qualche volta al decimo. le massime produzioni si hanno fra il quarantesimo e il cinquantesimo anno con 0.5-1 quintale di noci per pianta.
Oggi questa pianta interessa per il frutto (la cui parte commestibile, é il seme, detto gheriglio), e soprattutto per il legno che é uno dei più pregiati in falegnameria e mobilificio.

Il torchio di Sonvico

Si tratta di uno dei più grandi tra quelli rimasti nel Cantone: i tronco principale che reca un’incisione del 1582 é in castagno, misura 10 ml in lunghezza e pesa ca. 5000 kg. La sua sezione massima é 1,2 ml x 1,0 ml, mentre quella minima é di 0,6 ml x 0,7 ml. L’albero da cui é stato ricavato era sicuramente di enormi dimensioni, visto che non si notano segni di diramazioni nella sua parte più sottile.
Secondo la tradizione popolare sarebbero state le formiche a trasportare l’enorme tronco nel luogo ove si trova tuttora. É evidente che per il trasporto e al costruzione di una tale macchina fu necessario lo sforzo collettivo di molta gente.
Il torchio nel suo insieme é stato più volte riparato e qualche sua parte ha dovuto essere sostituita per usura, in particolare la madrevite e la vite, ora datate rispettivamente 1765 e 1869. Lo stesso tronco, in parte cavo all’interno, ha subito diversi incastri.
Le due coppie di montanti che sostengono che sostengono il tronco hanno una sezione di 40 cm x 20 cm e sono in noce.
La grossa pietra fissata all’estremità inferiore della vite é leggermente infossata nel pavimento tra una guida di sassi posati in forma circolare. Essa ha un diametro di 1,1 ml, un’altezza di 0,6 ml ed un peso di ca. 1600 kg.
Il letto del torchio, costituito da un basamento in sasso e da una vasca di contenimento, ha sul lato di lavoro una rientranza di forma semicircolare che permetteva di inserire i recipienti per la raccolta del vino. Questo colava tramite l’apposito becco in pietra, dalla vasca di contenimento.
Ai lati del letto sono incastrate le travi che incernierano la coppia dei montanti posteriori.
La parte superiore, ovvero il vero e proprio letto del torchio, é costituita da cordoli in pietra che delimitano la vasca.
Nel locale del torchio non si sono trovati pezzi tipici della torchiatura della vinaccia (tinelli, calastri, ecc.) ma la struttura del letto lascia facilmente supporre che doveva avere u doppio uso: torchiare vinaccia e noci.

Il frantoio

Il frantoio é costituito da una piattaforma cilindrica in muratura del diametro di 1,6 ml con al centro l’albero principale, datato 1767. Sopra la piattaforma vi é la macina in pietra del diametro di 1,0 ml con al centro una stanga orizzontale fissata all’albero che permetteva agli uomini di far ruotare la grossa macina. La presenza del frantoio nel locale del torchio non sorprende, se si pensa al doppio uso di quest’ultimo.

Il contenitore delle noci

Raro é trovare in torchi simili il contenitore delle noci, vero e proprio gioiello di costruzione rurale. Esso é formato da una trave posata sul letto del torchio, in mezzo alla quale é intagliato un incavo rettangolare passante. Sul lato maggiore é fissato un canaletto in lamiera che serve per raccogliere e direzionare l’olio verso un contenitore. Nell’incavo rettangolare si posavano due piccole travi con un incavo semicircolare al centro e con diverse scanalature che permettevano all’olio di colare. Le piccole travi, accostate e incuneate, formano al centro un foro circolare dove si posavano la noci frantumate, riscaldate e avvolte in un panno. Dopo aver messo le noci e prima di iniziare la torchiatura si introducevano nell’apposito foro degli spessori in legno, di forma circolare, che permettevano di raggiungere il piano di contatto della grossa trave.