Il castagno – alla riscoperta delle antiche varietà

Difficile guardare al nostro territorio, alla sua storia e alle vite vissute da chi ci ha preceduto senza fare riferimento al castagno. Ma questa pianta ha ancora qualcosa da dirci?

Con i piedi ben radicati nel terreno, lo sguardo rivolto avanti e con un approccio innovativo abbiamo voluto indagare e approfondire diversi aspetti sul castagno in collaborazione con esperti del tema e persone che ben conoscono il territorio. L’importanza della diversità genetica e gli sviluppi della ricerca varietale con i recenti inaspettati risultati ci aiuteranno a capire come mai in una piccola comunità come quella di Sonvico erano presenti almeno 27 denominazioni diverse per indicare il castagno, che corrispondevano a varietà individuate e riprodotte nel corso dei secoli. Una realtà non diversa da molti altri villaggi e che rispecchia la storia secolare delle terre che attualmente compongono il cantone Ticino.

Nel Sottoceneri sono stati censiti 9 castagni monumentali. Un terzo di questi si trova a Sonvico. Cosa ci raccontano? Che rapporto hanno con il territorio e con chi li ha coltivati? Con l’ausilio di prelievi dendrocronologici e modelli tridimensionali realizzati grazie ai più recenti sviluppi della fotogrammetria si è potuto analizzare e misurare i diversi aspetti strutturali di questi alberi straordinari e proporre delle stime più accurate della loro età.All’inizio del secolo scorso il maestro Lotti, corrispondente locale del Vocabolario dei dialetti, ha dato un contributo significativo per descrivere la castanicoltura a Sonvico. Ritroveremo le sue parole, parole di una comunità.

Oggi ha ancora senso riflettere sulla cultura del castagno? Il Patriziato di Sonvico con una nuova piantagione ha creato una collezione di antiche varietà di castagni coltivate sul proprio territorio. È possibile dare di nuovo valore a questo albero? Possiamo trovare altre motivazioni al di fuori di quelle commerciali e produttive? La città di Lugano cosa potrebbe fare per valorizzare il suo patrimonio varietale?

Questa pubblicazione promossa dagli Amici del Torchio e sostenuta dal Patriziato di Sonvico tenta di rispondere a queste questioni, coscienti che i problemi posti sono universali e non riguardano solo una piccola comunità.

Hanno collaborato alla stesura dei testi:

  • Nicola Arigoni, collaboratore del centro di dialettologia e di etnografia
  • Paolo Bassetti, ing. agronomo, imprenditore
  • Christian Bettosini, arch. paesaggista, caposezione verde pubblico della città di Lugano
  • Francesco Bonavia, ing. forestale, capo azienda del vivaio forestale cantonale di Lattecaldo
  • Maurizio Cerri, membro dell’associazione Amici del Torchio di Sonvico
  • Marco Conedera, ing. forestale, responsabile dell’Istituto Federale di ricerca per la foresta la neve ed il paesaggioWSL
  • Patrik Krebs, collaboratore dell’Istituto Federale di ricerca per la foresta la neve ed il paesaggioWSL
  • Laura Sofia, collaboratrice del centro di dialettologia e di etnografia
  • Werner Weick, regista e documentarista
  • Ricardo Torres, fotografo e documentarista di origini colombiane, vive e lavora a Lugano, ha documentato per gli Amici del torchio, le attività proposti durante l’anno che hanno visto il coinvolgimento dei bambini delle scuole comunali e di tutta la popolazione.

Nella pubblicazione è inserita anche la trascrizione di parte del Piano di assestamento del Patriziato di Sonvico del 1918, curato dall’ing. forestale Mansueto Pometta. Il documento descrive in modo dettagliato il territorio del Patriziato di Sonvico e indica le modalità di gestione (taglio e controllo del pascolo). Un esempio significativo della strategia della Confederazione per gestire in modo razionale il bosco proteggendolo e favorendo la sua ricostituzione. Allegata anche una cartina.